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Epoche

Cinque modi di nominare una storia.

Ogni tratto dice cosa si impara a distinguere. Nessuno indica un esito. Le letture stanno nell’indice.

Piazze

Una piazza è il nome di un luogo di scambi, fisico o solo normativo. Il corso chiede quando quel nome compare e chi lo usa. Non chiede se la piazza «funzioni».

Si impara a non scambiare il nome della piazza con il nome di chi la frequenta.

Secoli

Un secolo è un quadro scelto da chi racconta. Dentro ci stanno istituzioni, abitudini e rotture che non condividono lo stesso ritmo.

Si impara a dire il quadro prima di dire «il mercato di quel secolo».

Crisi

Il nome di una crisi arriva spesso dopo i fatti, quando un racconto ha bisogno di un bordo. Il bordo non è la causa.

Si impara a tenere il nome e i fatti su due righe.

Strumenti

I nomi degli strumenti viaggiano: una parola nata in una piazza riappare in un’altra con un uso diverso. Il corso segue il viaggio del nome.

Non segue il viaggio del denaro e non consiglia uno strumento.

Regole

Qualcuno tiene l’elenco di ciò che, in una piazza, si può nominare come scambio. Quel qualcuno cambia nei secoli: una corporazione, uno Stato, un ente.

Si impara a nominare chi tiene la regola, senza dire se la regola sia giusta.

Prima di spostare un nome

Tre domande.

Di chi è il nome?
Di una piazza, di un ente, di un racconto successivo.
In che quadro?
Un giorno, un anno, un secolo. Senza quadro il nome fluttua.
Cosa non dice?
Non dice cosa fare oggi. Se la frase lo suggerisce, non è più storia.